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Email Marketing Tutorial: 9 Step Elementari per chi parte da Zero

Cover - Email Marketing tutorial

Questo email marketing tutorial ti porta da zero al primo invio profittevole in nove step operativi, senza gergo tecnico inutile. Imparerai a scegliere la piattaforma, autenticare il dominio, costruire la lista, segmentare, scrivere e automatizzare le email. Un percorso lineare, pensato per chi parte adesso e vuole fatturare, non collezionare teoria.

C’è un dato che dovrebbe farti alzare dalla sedia: per ogni euro investito, l’email marketing restituisce in media tra 36 e 40 euro (Litmus, 2025), mentre la pubblicità sui social si ferma intorno ai 2,80 euro. Eppure la maggior parte di chi apre un ecommerce tratta la lista email come un ripensamento, un canale da attivare “quando ci sarà tempo”. Quel tempo non arriva mai, e nel frattempo il fatturato più difendibile che esista resta sul campo, abbandonato.

Questo tutorial esiste per chiudere quella distanza. Non ti serve un background tecnico, ti serve un ordine di operazioni. Ed è esattamente quello che stai per ricevere.

La differenza tra chi guadagna con le email e chi le subisce non sta nel talento, sta nella sequenza con cui compie le mosse. Un principiante disorganizzato invia campagne a caso e brucia la reputazione del dominio nel giro di settimane. Chi segue una procedura costruisce un asset che lavora anche mentre dorme. Segui gli step nell’ordine in cui te li presento, perché ognuno prepara il terreno al successivo come in una manovra d’accerchiamento dove ogni reparto avanza solo dopo che il precedente ha consolidato la posizione.

Perché l’email sopravvive mentre altri canali si estinguono

Nel 1971 Ray Tomlinson inviò la prima email della storia. Cinquant’anni e decine di “killer della posta elettronica” dopo, l’email è ancora qui, mentre chat, social network e strumenti nati per rimpiazzarla sono passati o si sono trasformati. La ragione è darwiniana: l’email si è adattata a ogni ecosistema tecnologico senza mai perdere la sua funzione primaria, portare un messaggio a una persona specifica che ha scelto di riceverlo. È una specie generalista in un ambiente che punisce gli specialisti fragili.

Quanto rende l’email marketing rispetto agli altri canali?

L’email marketing genera in media tra 36 e 40 dollari per ogni dollaro speso (Litmus, 2025), un ritorno che schiaccia la pubblicità a pagamento. La ricerca a pagamento restituisce circa 2 dollari, la display advertising poco più di uno. Nessun altro canale avvicina questa efficienza sul fatturato.

Questi numeri raccontano una storia che pochi imprenditori vogliono ascoltare, perché contraddice l’istinto a inseguire il canale più rumoroso. Anche Jeff Bezos, agli albori di Amazon, era scettico sull’email: la considerava un residuo del passato rispetto alla frontiera del web. Poi guardò i dati sul ritorno degli invii personalizzati e cambiò rotta, trasformando le raccomandazioni via email in una delle armi commerciali più potenti dell’azienda. Quando il fondatore del più grande ecommerce del pianeta rivede la sua posizione davanti a un numero, forse quel numero merita la tua attenzione.

C’è un dettaglio ancora più chirurgico. Secondo i dati di Klaviyo, i flow automatici generano circa il 41% del fatturato via email pur rappresentando appena il 5,3% degli invii totali. In pratica, una porzione minuscola di email lavora per te in automatico e produce quasi metà dei ricavi. È qui che questo email marketing tutorial ti porterà: non a spedire di più, ma a spedire dove il ritorno è concentrato.

Step 1: Come scegliere la piattaforma giusta per iniziare?

Scegli la piattaforma in base allo stadio del tuo business, non alle recensioni più popolari. Per un ecommerce strutturato con automazioni complesse la risposta è Klaviyo. Per PMI, personal brand e chi muove i primi passi la scelta ragionevole è Brevo.

La piattaforma è l’arsenale con cui combatterai ogni campagna, e sceglierla male significa ricominciare da capo tra sei mesi, migrando contatti e ricostruendo flow. La logica è semplice: Brevo ti dà un ambiente accessibile, un piano gratuito reale per partire e un’interfaccia che non ti spaventa quando apri il pannello per la prima volta. Klaviyo invece nasce cucito sull’ecommerce, con una profondità di segmentazione e automazione che diventa decisiva quando il catalogo cresce e i comportamenti d’acquisto si moltiplicano.

Perché evitare Mailchimp fin dal primo giorno

Mailchimp è il nome che tutti conoscono e proprio per questo è la trappola più diffusa. Il pricing scala male appena la lista cresce, le automazioni restano rigide rispetto alla concorrenza e la gestione della deliverability lascia spesso a desiderare. Iniziare su Mailchimp significa costruire su un terreno che dovrai abbandonare, e ogni migrazione è fatturato perso in configurazioni rifatte. Meglio partire subito sullo strumento su cui resterai. Se vuoi approfondire il confronto, ho scritto una guida dettagliata su le migliori piattaforme di email marketing.

Step 2: Come configurare l’autenticazione del dominio?

Configurare SPF, DKIM e DMARC significa dimostrare ai server riceventi che sei tu a spedire e non un impostore. Senza questi record una quota rilevante delle tue email finisce in spam o viene respinta prima ancora di raggiungere la inbox. È il primo lavoro tecnico, prima di ogni invio.

Pensa a questi tre protocolli come al passaporto digitale della tua email. SPF è il passaporto che elenca chi ha il permesso di spedire a nome tuo. DKIM è la firma inviolabile che certifica che il messaggio non è stato manomesso lungo il tragitto. DMARC è la polizia dei server, la regola che dice ai provider cosa fare quando qualcosa non torna. Provider come Google e Yahoo hanno reso questi requisiti obbligatori per chi invia volumi significativi, quindi non stiamo parlando di un dettaglio da tecnici, ma della condizione minima per esistere nella casella del destinatario.

La buona notizia è che sia Klaviyo sia Brevo ti guidano nella configurazione con procedure assistite: copi i record che la piattaforma ti genera e li incolli nel pannello DNS del tuo dominio. Trenta minuti di lavoro noioso che valgono mesi di deliverability. Per la parte tecnica completa trovi tutto nella mia guida completa alla deliverability.

Cosa succede davvero se salti questo step

Immagina di scrivere la campagna perfetta, con l’offerta giusta e il testo affilato, e di vederla morire nella cartella spam del 30% della tua lista. Questo accade quando l’autenticazione manca. Non è un problema di contenuto, è un problema di identità: i server non sanno chi sei e nel dubbio ti trattano come una minaccia. Saltare lo Step 2 è come lanciare un assalto senza insegne, ti sparano i tuoi stessi alleati.

Step 3: Come costruire la tua lista email da zero?

Costruisci la lista offrendo un motivo concreto per iscriversi, non un banale “iscriviti alla newsletter”. Un lead magnet utile, uno sconto sul primo ordine o un contenuto esclusivo trasformano un visitatore anonimo in un contatto che ti ha dato il permesso di parlargli. La qualità dell’iscrizione decide tutto il resto.

Qui si gioca la fondazione dell’intero canale. Una lista costruita male, comprata o raccolta senza consenso, è un campo minato: alti bounce rate, lamentele di spam e reputazione del dominio che crolla al primo invio importante. Una lista costruita bene è un ecosistema in crescita, dove ogni nuovo iscritto è un individuo che ha scelto di entrare nel tuo territorio. Lo strumento operativo principale è il pop up form, il varco attraverso cui il traffico anonimo diventa contatto identificato.

Come funziona un pop up form che converte

Un pop up form efficace non appare a caso. Si attiva su un intento (l’utente sta per uscire, ha scrollato metà pagina, ha aggiunto al carrello) e offre uno scambio chiaro: la tua email in cambio di un valore immediato. Un errore comune è chiedere troppo, con moduli lunghi che spaventano. All’inizio ti basta l’indirizzo email, il resto lo raccoglierai col tempo. Ho dedicato una guida intera a come sfruttare un pop up form per la lead generation.

Perché il double opt-in ti protegge

Il double opt-in chiede all’iscritto di confermare l’indirizzo cliccando su un link ricevuto via email. Aggiunge un passaggio, quindi qualcuno lo evita per non “perdere” iscritti. È un calcolo miope. Il double opt-in filtra gli indirizzi falsi, riduce i bounce e ti garantisce una lista fatta di persone reali e realmente interessate. In termini di sopravvivenza della reputazione, è selezione naturale applicata alla tua lista: entrano solo i contatti adatti.

Step 4: Come segmentare i contatti fin dal primo giorno?

Segmentare significa dividere la lista in gruppi omogenei per comportamento, interessi o storico d’acquisto, così da inviare a ciascuno il messaggio più rilevante. Anche con pochi contatti, distinguere almeno tra chi ha già comprato e chi no cambia radicalmente i tassi di conversione delle tue campagne.

Molti principianti rimandano la segmentazione a “quando avrò più iscritti”, ed è un errore che si paga caro. Inviare la stessa email a tutta la lista è usare un machete dove servirebbe un bisturi: colpisci ampio, ferisci molto e converti poco. La segmentazione è il bisturi, il taglio preciso che parla alla persona giusta nel momento giusto. Un cliente che ha appena acquistato non vuole lo stesso messaggio di chi non ti conosce, e trattarli allo stesso modo è il modo più rapido per farti ignorare da entrambi.

Il costo reale di non segmentare

Una lista non segmentata brucia rilevanza a ogni invio. Le persone ricevono contenuti che non le riguardano, smettono di aprire, e il calo di engagement segnala ai provider che le tue email sono poco desiderate. Il risultato è una spirale: meno aperture oggi significano meno inbox domani. Segmentare fin dall’inizio, anche solo con due o tre gruppi, spezza questa spirale prima che parta. Per andare in profondità ho scritto una guida completa alla segmentazione.

Step 5: Come scrivere la tua prima campagna email?

Scrivi la prima campagna partendo da un solo obiettivo chiaro e una sola azione richiesta. Un messaggio, una promessa, una CTA. Evita di riempire l’email di link e offerte diverse: la dispersione uccide la conversione. Struttura tutto attorno a cosa vuoi che il lettore faccia dopo aver letto.

La campagna è il tuo primo colpo sul campo, e vale la pena spararlo con precisione. Comincia da un subject line che genera curiosità o promette un beneficio concreto, prosegui con un’apertura che aggancia nelle prime righe e costruisci il corpo attorno a un unico ragionamento. La regola del tre aiuta a strutturare i benefici: tre motivi per agire sono memorabili, sette diventano rumore. Chiudi con una call to action singola e inequivocabile, un pulsante che dice esattamente cosa accadrà al clic.

Il tono conta quanto la struttura. Scrivi come parleresti a un cliente intelligente seduto di fronte a te, senza gonfiare il linguaggio e senza cortesie inutili. Le email che vendono non recitano, dialogano. Se vuoi affinare questa competenza specifica, ho raccolto le tecniche in un articolo dedicato allo scrivere email che vendono.

Step 6: Come impostare i flow automatici essenziali?

I flow automatici sono sequenze di email che partono da un trigger, un’azione dell’utente, e lavorano senza il tuo intervento. Sono il cuore del ritorno economico: pochi flow ben costruiti generano una quota enorme del fatturato via email. Impostali subito dopo la prima campagna, prima di scalare i volumi.

Questo è lo step in cui ogni email marketing tutorial dimostra il suo valore reale, perché l’automazione è dove il ritorno si concentra. Se le campagne sono l’artiglieria che spari a comando, i flow sono le sentinelle che presidiano il territorio ventiquattr’ore su ventiquattro. Reagiscono al comportamento del singolo contatto e recuperano fatturato che altrimenti evaporerebbe. Non ti servono venti automazioni per iniziare, te ne bastano due fatte bene, e ampliare in seguito.

Il welcome flow come primo appuntamento col cliente

Il welcome flow è la sequenza che accoglie chi si è appena iscritto, e funziona come un primo appuntamento: è il momento in cui l’attenzione è massima e le difese sono basse. Presentati, racconta chi sei, mostra i prodotti di punta e guida verso il primo acquisto. È il flow con i tassi di apertura più alti in assoluto, quindi sprecarlo con un generico “grazie per esserti iscritto” è un crimine contro il fatturato. Ho scritto una guida completa dedicata al welcome flow e alle sue 8 email.

L’abandoned cart come recupero di fatturato

L’abandoned cart flow intercetta chi ha aggiunto prodotti al carrello senza completare l’acquisto e lo riporta a concludere. Sono persone che hanno già dichiarato l’intenzione di comprare, quindi il recupero è chirurgico: stai chiudendo vendite quasi fatte, non convincendo scettici. Una sequenza di due o tre email nelle ore successive all’abbandono recupera una fetta significativa di ordini persi. Approfondisco tutto nella guida completa all’abandoned cart.

Step 7: Come scrivere subject line che vengono aperte?

Scrivi subject line brevi, specifiche e capaci di generare una tensione che spinge ad aprire. Curiosità, urgenza reale, beneficio esplicito o personalizzazione sono le leve che funzionano. Evita il maiuscolo aggressivo e le parole trigger dello spam: aumentano i filtri e distruggono la fiducia costruita.

Il subject line è la porta, e se resta chiusa tutto il lavoro dentro l’email non conta nulla. È l’unico elemento che decide se la tua battaglia per l’attenzione inizia o finisce prima di cominciare. Nel mercato italiano la sovrabbondanza di email promozionali ha alzato le difese dei destinatari, quindi la genericità viene ignorata per istinto, come il cervello ignora un rumore di fondo costante. Vince chi rompe lo schema con una promessa precisa.

La preview text, il testo che appare accanto o sotto il subject, è il tuo secondo assalto e va scritta come un’estensione strategica, mai lasciata al caso o riempita con l’inizio automatico dell’email. Insieme, subject e preview formano una coppia che deve convincere in meno di un secondo. Per la scienza dietro questo elemento ho scritto un pezzo dedicato all’oggetto delle email.

Step 8: Come leggere le metriche senza perderti?

Leggi le metriche partendo da quelle che toccano il fatturato, non dalle vanity metric. Open rate, click rate, tasso di conversione, ricavo per email e bounce rate ti dicono se il sistema funziona. Ignora tutto il resto finché questi cinque numeri non raccontano una storia coerente e in miglioramento.

I dati sono la mappa del campo di battaglia, ma una mappa piena di dettagli inutili disorienta più di quanto orienti. Il principiante annega in decine di metriche e non agisce su nessuna. L’approccio corretto è gerarchico: parti dall’open rate per capire se il subject e la reputazione funzionano, passa al click rate per valutare se il contenuto convince, arriva alla conversione per misurare il fatturato reale. Ogni metrica è una domanda a cui rispondere, non un trofeo da esibire.

Quali numeri guardare davvero e quali ignorare

Attenzione a un’insidia recente: con la Mail Privacy Protection di Apple, l’open rate è diventato meno affidabile perché conteggia aperture automatiche. Klaviyo stessa segnala che i benchmark di apertura vanno letti con questa cautela. La conseguenza pratica è spostare il peso decisionale sul click rate e sul fatturato per email, metriche che nessun sistema di privacy gonfia artificialmente. Per un quadro completo trovi tutto nella mia guida alle metriche dell’email marketing.

Step 9: Come fare A/B test e migliorare nel tempo?

Fai A/B test cambiando un solo elemento per volta, così sai con certezza cosa ha spostato il risultato. Testa il subject line, poi la CTA, poi l’orario d’invio. Ogni test è un esperimento che accumula conoscenza sul tuo pubblico specifico, e questa conoscenza è il vantaggio competitivo che nessuno può copiarti.

L’email marketing non è un progetto che finisci, è un organismo che evolve. Chi smette di testare si fossilizza e viene superato da chi continua ad adattarsi. La regola del singolo elemento è sacra: se cambi subject e immagine nello stesso test e le aperture salgono, non saprai mai a cosa attribuirlo, e resterai con un dato inutilizzabile. Isola la variabile, misura, applica il vincitore, ricomincia. È selezione naturale accelerata, dove ogni ciclo lascia sopravvivere solo la versione più performante delle tue email.

Un consiglio operativo: non testare su liste minuscole. Con pochi contatti la differenza tra due versioni è rumore statistico, non segnale. Aspetta di avere volumi sufficienti perché il risultato sia affidabile, altrimenti prenderai decisioni su illusioni. La pazienza qui è una virtù strategica, non un difetto.

Quali errori evitare quando segui un email marketing tutorial?

L’errore capitale è saltare gli step tecnici per arrivare subito al “divertimento” di scrivere le email. Autenticazione, list hygiene e segmentazione sembrano noiosi, ma sono le fondamenta. Costruire il tetto prima delle mura è il modo più elegante per vedere tutto crollare al primo temporale.

Il secondo errore è comprare liste di contatti. Sembra una scorciatoia, è un suicidio della reputazione: indirizzi non consenzienti generano lamentele di spam che compromettono la deliverability anche verso i contatti sani. Il terzo errore è la fretta di scalare i volumi, spedendo a tutti tutti i giorni prima di aver scaldato il dominio. Un dominio nuovo che invia migliaia di email di colpo viene trattato come sospetto, ed è logico che sia così.

La list hygiene che nessuno vuole fare

Con il tempo la tua lista accumula iscritti zombie: contatti che non aprono, non cliccano, non esistono più come pubblico attivo. Tenerli dentro per gonfiare il numero totale è vanità che costa cara, perché trascinano giù l’engagement medio e con esso la reputazione. La list hygiene rimuove o isola questi contatti inattivi, mantenendo la lista magra e reattiva. Iscritti zombie contro iscritti attivi non è una questione di quantità, è questione di forza combattiva della tua lista. Approfondisco nella guida sulla list hygiene.

Klaviyo o Brevo: quale scegliere per il tuo primo invio?

Scegli Brevo se sei una PMI, un personal brand o parti da zero con budget contenuto. Scegli Klaviyo se gestisci un ecommerce strutturato che punta a segmentazione avanzata e automazioni sofisticate. Entrambe sono scelte solide, la differenza è lo stadio in cui ti trovi.

Ho una posizione netta perché lavoro esclusivamente su questi due strumenti come partner ufficiale. Brevo abbassa la barriera d’ingresso: piano gratuito reale, interfaccia in italiano, curva di apprendimento dolce. È l’arma giusta per chi deve solo iniziare a spedire senza affogare in funzionalità che non userà. Klaviyo invece è la macchina da guerra dell’ecommerce: si integra nativamente con le piattaforme di vendita, legge il comportamento d’acquisto in profondità e permette automazioni che seguono il cliente lungo tutto il ciclo di vita.

Criterio Brevo Klaviyo
Stadio ideale PMI, personal brand, chi inizia Ecommerce strutturati
Curva di apprendimento Dolce Più ripida
Integrazione ecommerce Buona Nativa e profonda
Segmentazione avanzata Solida Chirurgica
Piano gratuito iniziale Sì, reale Limitato ma presente

Quanto tempo serve per vedere i primi risultati?

I primi flow automatici, come welcome e abandoned cart, iniziano a generare fatturato entro pochi giorni dall’attivazione, perché intercettano intenzioni d’acquisto già presenti. Il canale nel suo complesso mostra la sua forza in due o tre mesi, il tempo di costruire una lista sana e affinare le sequenze.

Nessun email marketing tutorial onesto ti prometterà risultati immediati e duraturi allo stesso tempo. La tentazione del principiante è misurare il successo dalla prima campagna, ma è come giudicare una campagna militare dalla prima scaramuccia. L’email marketing è un gioco di posizione: costruisci un asset che si apprezza nel tempo, dove ogni iscritto in più e ogni test superato aumentano il valore complessivo. Chi molla alla terza settimana perché “non funziona” abbandona il campo un attimo prima che l’accumulo inizi a pagare.

Quanto costa iniziare a fare email marketing?

Iniziare costa quasi nulla: sia Brevo sia Klaviyo offrono piani gratuiti che coprono le prime centinaia di contatti. La spesa cresce con la lista, ma cresce insieme al fatturato che quella lista genera, quindi resta un investimento a ritorno positivo, non un costo fisso a fondo perduto.

Questo è il punto che rende l’email marketing accessibile anche a chi parte con poco. Non ti serve un budget pubblicitario da bruciare in aste competitive: ti serve tempo, metodo e la volontà di seguire gli step nell’ordine giusto. Il costo maggiore non ha natura economica: riguarda l’attenzione che dedichi a costruire bene le fondamenta. Chi investe quell’attenzione all’inizio raccoglie per anni, perché una lista sana è una rendita che si autoalimenta.

Domande frequenti

Serve saper programmare per seguire un email marketing tutorial?

No. Le piattaforme moderne come Brevo e Klaviyo usano editor visuali drag and drop e procedure guidate per ogni configurazione, autenticazione del dominio inclusa. Serve metodo e attenzione ai passaggi, non codice. Chiunque sappia usare un pannello web e seguire istruzioni ordinate può costruire un sistema di email marketing funzionante e profittevole.

Quante email devo inviare alla settimana all’inizio?

All’inizio punta alla qualità sulla frequenza. Una o due campagne a settimana, ben scritte e rilevanti, valgono più di invii quotidiani che stancano e generano disiscrizioni. Lascia che siano i flow automatici a coprire il resto del lavoro, perché reagiscono al comportamento del singolo contatto e non affaticano l’intera lista con messaggi generici e ripetuti.

Posso fare email marketing gratis all’inizio?

Sì, entrambe le piattaforme che consiglio offrono piani gratuiti reali per le prime centinaia di contatti, sufficienti per imparare e ottenere i primi risultati. Passerai a un piano a pagamento solo quando la lista cresce, e a quel punto il canale genererà già fatturato che copre ampiamente il costo. È uno dei pochi investimenti che si ripaga mentre lo scali.

Qual è la differenza tra una campagna e un flow?

Una campagna è un invio singolo che decidi manualmente e spedisci a un segmento in un momento preciso, come una newsletter o una promozione. Un flow è una sequenza automatica che parte da un trigger, un’azione dell’utente, e lavora senza il tuo intervento. Le campagne creano occasioni, i flow catturano intenzioni già presenti nel comportamento del contatto.

Perché le mie email finiscono in spam?

Le cause principali sono autenticazione del dominio mancante o incompleta, liste acquisite senza consenso, bassi tassi di apertura che segnalano scarso interesse e uso di parole trigger nei subject line. Risolvi partendo da SPF, DKIM e DMARC, mantieni la list hygiene e scrivi contenuti che le persone vogliono davvero aprire. La deliverability è una reputazione che si costruisce nel tempo.

Meglio email in testo semplice o con grafica elaborata?

Dipende dall’obiettivo e dal segmento, e va testato. Le email in testo semplice trasmettono prossimità e spesso raggiungono meglio la inbox, quelle grafiche valorizzano prodotti visivi come nel fashion. La regola pratica è non appesantire mai il messaggio con immagini che rallentano il caricamento o sostituiscono il contenuto. Il testo vende, l’immagine supporta, e l’A/B test dice l’ultima parola.

Ogni quanto devo pulire la mia lista email?

Rivedi la list hygiene ogni tre o sei mesi, isolando i contatti che non aprono né cliccano da un lungo periodo. Prima di rimuoverli definitivamente, prova una sequenza di riattivazione per recuperare chi è solo dormiente. Una lista magra e reattiva protegge la reputazione del dominio e migliora i risultati di ogni invio successivo, valorizzando i contatti che restano.

Articoli consigliati

Per approfondire i singoli step di questo email marketing tutorial, questi articoli ti danno la profondità operativa che una guida introduttiva non può contenere:

Libri consigliati

La tecnica delle piattaforme la impari facendo, ma la capacità di scrivere email che spostano il comportamento delle persone nasce dallo studio della persuasione e del marketing. Questi testi sono munizioni per la tua penna:

  • 300 Email Marketing Tips, una raccolta operativa di consigli tattici applicabili subito alle tue campagne.
  • Le armi della persuasione di Robert Cialdini, il testo fondativo sui principi che spingono le persone a dire sì.
  • Il marketing racconta storie, per capire come lo storytelling trasforma un messaggio commerciale in qualcosa che le persone vogliono leggere.
  • Questo è marketing di Seth Godin, una lezione sul servire un pubblico specifico invece di gridare a tutti.
  • Hooked, per progettare abitudini e cicli di coinvolgimento che rendono le tue email attese e non subite.

La tua prima mossa

Riepiloghiamo il campo. Un email marketing tutorial serio non ti riempie di teoria, ti dà una sequenza: scegli la piattaforma tra Brevo e Klaviyo, autentica il dominio, costruisci una lista pulita, segmenta, scrivi con un obiettivo solo, automatizza i flow essenziali, cura subject e metriche, testa senza sosta. Nove step che trasformano un canale trascurato nell’asset più redditizio del tuo business, quello che nessun algoritmo può toglierti.

Ricordi l’open loop iniziale, quei 36-40 euro per ogni euro investito? Quel numero non è un premio che ti spetta, è un territorio che devi conquistare seguendo l’ordine giusto delle operazioni. La differenza tra chi lo incassa e chi lo guarda da lontano è tutta nell’esecuzione disciplinata di questi step. Ora hai la mappa, ti manca la marcia.

Se vuoi accorciare i tempi ed evitare gli errori che costano mesi di reputazione bruciata, questo è il momento di muoverti con qualcuno che ha già combattuto queste battaglie. Contattami per una consulenza di email marketing e costruiamo insieme il sistema che fa fatturare la tua lista, dal primo invio in poi.

A presto, Luca

Luca Attolini - Consulente Email Marketing

Luca Attolini

Email Marketer

Studio e applico strategie di email marketing, automazioni e copywriting per aziende fisiche, brand e ecommerce che vogliono scalare il loro business. 4 volte premiato da Marketers. Valutato Eccellente su Trustpilot.

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