Quattro ecommerce italiani, quattro problemi diversi: una lista dormiente, un dominio finito in spam, email belle da leggere ma senza design che porta al click, un canale usato come reminder. Qui trovi cosa ho trovato, cosa ho deciso e cosa è cambiato, con i numeri. Rivelami e Brezza Sailing sono lavori ancora in corso.
Situazione iniziale
Brand di oreficeria artigianale con email marketing sottoutilizzato. Circa 1.200€ l’anno generati dal canale, posizionamento sulla sostenibilità non comunicato.
Problema principale
La community esisteva ma non lavorava: nessuna strategia di lancio, copy generico, canale trattato come reminder promozionale.
Decisione chiave
Abbandonare la logica newsletter generica. Strutturare micro-lanci mensili con sequenze dedicate più una newsletter di nurturing al mese.
Metodo applicato
Revisione ecommerce, audit del copy esistente, costruzione del calendario lanci, scrittura di sequenze email orientate alla conversione con lo storytelling del brand sostenibile.
Risultato
9.960€ in 10 mesi solo da email, contro i 1.200€ l’anno di partenza. Revenue mensile da circa 100€ a circa 996€. Il canale è diventato il principale driver di vendita diretta.
Lezione appresa
L’email marketing non è un canale da “riempire”. È un sistema da orchestrare. Senza calendario, senza lancio, senza copy specifico, è solo rumore.
Situazione iniziale
Brand di integratori cognitivi con 3.000 contatti in lista e zero campagne inviate in 12 mesi. Solo email transazionali, nessuna relazione mantenuta.
Problema principale
Lista costruita per un anno e mai usata: 3.000 contatti che nel frattempo si erano dimenticati del brand. Deliverability non verificata.
Decisione chiave
Non partire dal marketing. Partire dalla deliverability: nessuna email vale qualcosa se finisce in spam o raggiunge una lista che non ti riconosce più.
Metodo applicato
Audit deliverability (SPF, DKIM, DMARC), list hygiene con rimozione del 55% dei contatti inattivi, segmentazione clienti e lead, campagne di re-engagement e win-back differenziate.
Risultato
Open rate medio 50%, picchi al 65% sui segmenti più caldi. Lista risanata e attiva dopo 12 mesi di silenzio.
Lezione appresa
Una lista non usata non è un asset dormiente, è un asset che si deteriora. Ogni mese senza comunicazione è un mese in cui qualcuno smette di riconoscerti.
Situazione iniziale
Borse e accessori ricavati da vele dismesse, pezzi unici e numerati. Lista di circa 800 iscritti attivi e aperture altissime (57-60%), ma click sotto il 2% sulle email di avvicinamento ai lanci. Welcome flow generico da 3,87€ per iscritto, nessuna segmentazione per valore cliente.
Problema principale
La lista si fidava del brand ma non veniva mai messa alla prova: un solo messaggio, per tutti, sempre. Le email non avevano un design costruito per portare al click e all’acquisto, quindi nessuna leva di conversione dentro il messaggio. Pochi invii nel mese, flow automatici senza logica strategica, lanci trattati come annunci.
Decisione chiave
Tre interventi insieme: portare il design dentro le email come strumento di conversione, rifare da zero tutti i flow automatici, alzare il numero di invii. E smettere di annunciare i lanci per iniziare a costruire tensione, con accesso stratificato per valore del cliente invece dell’invio unico.
Metodo applicato
Riprogettazione delle email in Figma con gerarchia visiva orientata al click, riscrittura da zero di tutti i flow (welcome incluso, sei email), due lanci consecutivi costruiti come sistema replicabile (Grog ad aprile, Ditty Bag a giugno) con segmento VIP e 24 ore di accesso anticipato, aumento della frequenza di invio.
Risultato
Giugno 2026 è il mese record dell’anno, sopra il Natale. L’email genera il 58% del fatturato online e batte del 64% il precedente record del canale. Nel lancio Ditty un contatto VIP è valso 154 volte un contatto generico. Welcome flow da 3,87€ a 10,52€ per iscritto. Tre mesi di lavoro, con il sistema ancora in costruzione.
Lezione appresa
Una lista fedele non è una lista che compra. Aperture al 57% con click sotto il 2% vogliono dire che il messaggio arriva, viene letto e non porta da nessuna parte. Il copy convince, ma è il design che decide dove va il dito. Senza quello stai coltivando affetto, non fatturato.
Situazione iniziale
Vacanze in catamarano vendute per telefono: online si scarica un preventivo, si chiude in chiamata. Lista di oltre 25.000 contatti mai igienizzata, invii saltuari a tutto il database. Open rate sotto il 10%, click sotto l’1%.
Problema principale
Non era il copy. Il 43,8% delle email finiva in spam. Gmail e Microsoft bocciavano sistematicamente, il dominio era bruciato da anni di invii a una lista mai pulita. Nessuno lo sapeva perché nessuno aveva mai testato il recapito: si guardava il tasso di apertura e si pensava a un problema di contenuto.
Decisione chiave
Fermare gli invii in piena stagione. Poi archiviare circa 13.000 contatti inattivi da oltre 200 giorni, metà del database, e ripartire da un segmento piccolo e vivo. Un ESP si paga sui contatti in lista, non su quelli che ti leggono: qui la lista costava e non recapitava.
Metodo applicato
Audit di recapito con seed address su provider italiani, europei e nordamericani, rimozione del dominio secondario, correzione dei link rotti, meno link nel template, archiviazione massiva degli inattivi, ripresa con invii settimanali a segmenti di engagement crescenti con email disegnate in Figma, secondo audit dopo tre mesi per misurare lo spostamento, non per raccontarlo.
Risultato
Open rate medio dal 9,8% al 21,8%, click medi da 0,83% a 2,9%. Spam rate dal 43,8% al 29,5%: Gmail non manda più in spam e recapita tra scheda Promozioni e posta principale, mentre Microsoft resta l’ultimo fronte aperto e richiede un intervento sui DNS. Il lavoro è ancora in corso.
Lezione appresa
Ti diranno che le email disegnate finiscono in spam e che per salvarti devi mandare solo testo. Qui il dominio è uscito dallo spam mentre le email diventavano più disegnate, non meno, e i click sono la prima metrica che se ne è accorta. Il design non decide se arrivi nella casella. Decide cosa succede dopo che ci sei arrivato.
Il prossimo caso può essere il tuo ecommerce.
Parto da un audit scritto del tuo account Klaviyo, in sola lettura, con la checklist delle azioni urgenti. Ne seguo al massimo tre a settimana.