Le alternative a ActiveCampaign sono le piattaforme di email marketing che sostituiscono uno strumento nato per il CRM con soluzioni pensate per far fatturare un ecommerce. Le migliori nel 2026 sono Klaviyo, Brevo, Omnisend, MailerLite, GetResponse e HubSpot, ognuna con un terreno di battaglia diverso per prezzo, integrazioni e attribuzione del fatturato.
Un dato prima di ogni ragionamento. Lifestraw, azienda di filtrazione dell’acqua, ha lasciato ActiveCampaign per passare a un’altra piattaforma e ha visto il contributo dell’email al fatturato ecommerce salire dal 3% al 33% nel primo semestre 2024 (fonte: Klaviyo, 2024). Il prodotto è lo stesso, il pubblico è lo stesso. A cambiare è stato lo strumento che spedisce le email. Se stai valutando le alternative a ActiveCampaign, questa è la posta in gioco reale, e non è una questione di preferenze estetiche.
Indice della guida
- Perché così tante aziende cercano alternative a ActiveCampaign
- Quali sono i limiti reali di ActiveCampaign nel 2026
- Come scegliere l’alternativa giusta a ActiveCampaign
- Le 6 migliori alternative a ActiveCampaign
- Klaviyo o Brevo: quale alternativa scegliere
- Tabella di confronto delle alternative a ActiveCampaign
- Come migrare da ActiveCampaign senza perdere fatturato
- Quanto puoi risparmiare cambiando ActiveCampaign
- Gli errori da evitare quando lasci ActiveCampaign
- Domande frequenti sulle alternative a ActiveCampaign
Perché così tante aziende cercano alternative a ActiveCampaign?
Le aziende cercano alternative a ActiveCampaign perché lo strumento nasce come CRM per la gestione dei lead e non come motore di vendita per un ecommerce. Quando il tuo obiettivo diventa recuperare carrelli, segmentare per comportamento d’acquisto e attribuire ricavi alle singole email, l’impianto originale mostra il fianco.
ActiveCampaign ha costruito la sua reputazione sull’automazione B2B e sul customer relationship management. È un buon software, va detto con onestà, e per chi vende servizi o gestisce pipeline commerciali fa il suo lavoro. Il problema emerge nel momento in cui una specie diversa, l’ecommerce, prova ad adattare quello strumento al proprio ecosistema. La segmentazione basata sul prodotto acquistato, i flow di post-purchase, l’attribuzione del fatturato in tempo reale non sono l’habitat naturale di ActiveCampaign, sono un innesto.
C’è poi la questione del prezzo, che tratteremo tra poco con i numeri alla mano. Il modello di ActiveCampaign fa pagare per i contatti che archivi, non per le email che spedisci, e questo crea una trappola per chi costruisce liste ampie. Più cresci, più la lista diventa un peso economico invece di un asset. Chi cerca alternative a ActiveCampaign spesso arriva proprio da questa frizione: la sensazione di pagare di più anno dopo anno per ottenere risultati che non scalano allo stesso ritmo.
Il segnale che ti serve un cambio di strumento
Se apri il pannello di ActiveCampaign e la prima domanda che ti fai è “quanto mi ha fruttato questa campagna in euro”, e la risposta non è immediata e leggibile, hai già la tua risposta. Un ecommerce vive di revenue attribution. Uno strumento che ti costringe a esportare dati e incrociarli a mano su un foglio di calcolo ti sta rubando tempo e lucidità, due munizioni che in trincea non si sprecano.
Quali sono i limiti reali di ActiveCampaign nel 2026?
I limiti reali di ActiveCampaign nel 2026 sono tre: un modello di prezzo legato ai contatti che punisce le liste grandi, un tetto agli invii mensili con costi extra oltre soglia, e un’anima da CRM che rende l’ecommerce un ospite e non il padrone di casa. Vediamoli uno per uno.
Quanto costa ActiveCampaign all’aumentare dei contatti?
Il piano Starter di ActiveCampaign parte da circa 15-19 dollari al mese per 1.000 contatti con fatturazione annuale, il Plus da circa 59 dollari al mese e il Professional da circa 99 dollari al mese sempre su 1.000 contatti (fonte: EmailTooltester, 2026). Il punto importante non riguarda il prezzo di ingresso, che sembra ragionevole, ma la curva di costo che segue. Il conto è agganciato al numero di contatti archiviati, quindi ogni iscritto che aggiungi alla lista aumenta il conto, anche se a quel contatto non hai ancora spedito nulla.
Per un ecommerce che fa list growth in modo aggressivo, questo modello si trasforma in una tassa sulla crescita. Costruisci la lista con pop-up, lead magnet e campagne di acquisizione, e la tua stessa vittoria ti presenta il conto. Le alternative a ActiveCampaign che fatturano per email inviate, e non per contatti archiviati, ribaltano questa logica.
Perché il modello di invio a limite mensile penalizza gli ecommerce?
ActiveCampaign impone un tetto agli invii mensili pari a dieci volte il numero dei contatti nei piani Starter e Plus, dodici volte nel Professional e quindici volte nell’Enterprise. Superata la soglia, scatta un costo di 0,005 dollari per ogni email aggiuntiva, e quando l’eccedenza raggiunge il triplo del limite mensile l’invio viene sospeso fino al mese successivo (fonte: EmailVendorSelection, 2026).
Per un ecommerce che spinge su promozioni, lanci e flussi automatici, questo tetto è una gabbia. Nei mesi di picco, pensa al Black Friday, la frequenza di invio esplode. Proprio quando dovresti attaccare a pieno regime, lo strumento ti impone la ritirata o ti fa pagare pegno a consumo. Uno strumento nato per il B2B non prevede questi picchi predatori, un ecommerce ci vive dentro.
ActiveCampaign è adatto a un ecommerce o nasce per il CRM?
ActiveCampaign nasce come piattaforma di CRM e marketing automation orientata alla gestione dei contatti e delle pipeline commerciali, non come motore di vendita per ecommerce. Le funzioni ecommerce esistono, ma sono un adattamento successivo, non il nucleo del prodotto. La differenza si sente nella profondità della segmentazione per comportamento d’acquisto e nell’attribuzione del fatturato, dove strumenti verticali per l’ecommerce hanno un vantaggio strutturale.
Se vendi corsi, consulenze o servizi B2B, ActiveCampaign resta una scelta sensata e la trovi analizzata nella mia guida completa ad ActiveCampaign. Se invece gestisci un negozio online che vive di prodotti, carrelli e riacquisti, stai chiedendo a un anfibio di correre come un ghepardo. Ecco perché la ricerca di alternative a ActiveCampaign nel mondo ecommerce è diventata un movimento di massa.
Come scegliere l’alternativa giusta a ActiveCampaign?
Per scegliere l’alternativa giusta a ActiveCampaign devi valutare tre criteri sopra ogni altro: il modello di prezzo (contatti o email inviate), la profondità dell’integrazione nativa con la tua piattaforma ecommerce, e la qualità della revenue attribution. Questi tre fattori separano uno strumento che ti fa fatturare da uno che ti fa solo spedire.

Paghi per i contatti o per le email inviate?
Il modello di prezzo è il primo campo di battaglia. Pagare per contatti archiviati significa che ogni iscritto inattivo pesa sul conto, e con il tempo la tua lista si riempie di iscritti zombie che ti costano senza mai comprare. Pagare per email inviate, invece, lega la spesa all’attività reale: carichi anche decine di migliaia di contatti e paghi solo per gli invii che effettui. Per chi ha liste grandi ma spedisce in modo selettivo, il secondo modello è una manovra di risparmio strutturale.
L’integrazione con Shopify e WooCommerce è nativa?
Un’integrazione nativa non è un plugin che passa qualche dato ogni tanto. È un ponte permanente che porta dentro la piattaforma ogni evento del negozio: prodotto visualizzato, carrello abbandonato, ordine effettuato, valore speso. Senza questo flusso costante di dati, la segmentazione avanzata diventa cieca. Le alternative a ActiveCampaign costruite per l’ecommerce nascono con questo ponte già integrato nel loro DNA, non lo aggiungono dopo.
La revenue attribution è reale o stimata?
La revenue attribution risponde a una sola domanda: quanti euro ha generato questa specifica email o questo specifico flow? Uno strumento serio te lo dice con precisione, collegando l’ordine alla campagna che lo ha innescato. Uno strumento debole ti dà aperture e clic, metriche di superficie che non pagano gli stipendi. Quando valuti le alternative a ActiveCampaign, chiedi sempre di vedere il fatturato attribuito, non le vanity metric.
Il costo nascosto di una segmentazione approssimativa
Segmentare con un machete significa spedire la stessa email a tutta la lista. Segmentare con un bisturi significa parlare a chi ha comprato tre volte in modo diverso da chi non apre da sei mesi. La differenza a fine trimestre si misura in punti di fatturato, non in gusto personale. Uno strumento che non ti permette di affilare la lama ti condanna alla comunicazione di massa, che è il modo più veloce per bruciare la reputazione della tua lista e finire in spam.
Le 6 migliori alternative a ActiveCampaign
Le sei migliori alternative a ActiveCampaign nel 2026 coprono terreni diversi: chi vuole massimizzare il fatturato ecommerce, chi cerca il miglior rapporto qualità prezzo, chi parte da zero con budget ridotto. Ho ordinato l’elenco per impatto sul fatturato, non per popolarità.
1. Klaviyo, l’alternativa per l’ecommerce che vuole fatturare
Klaviyo è l’alternativa ad ActiveCampaign che nasce e vive per l’ecommerce. L’integrazione nativa con Shopify e WooCommerce, la segmentazione a livello di prodotto e la revenue attribution in tempo reale non sono funzioni aggiunte, sono le fondamenta. I flow per carrello abbandonato, post-acquisto e win-back sono considerati tra i migliori sul mercato.
Il dato che pesa più di ogni recensione arriva dai numeri: oltre 50.000 brand sono passati a Klaviyo da altre piattaforme, con un ROI medio dichiarato di 48 volte la spesa dopo il consolidamento (fonte: Klaviyo, 2024). Il piano è gratuito fino a 250 contatti, poi scala in base ai contatti attivi, ma la giustificazione del prezzo sta tutta nel fatturato che genera, non nel numero di iscritti che archivia. Se vuoi capire come sfruttarlo, ho scritto una guida completa a Klaviyo per ecommerce. È la mia prima scelta per chi vende prodotti e fa sul serio, ed è la ragione per cui sono partner ufficiale della piattaforma.
2. Brevo, l’alternativa per PMI e personal brand
Brevo è l’alternativa ad ActiveCampaign pensata per PMI, personal brand e chi sta muovendo i primi passi. La differenza determinante rispetto ad ActiveCampaign sta nel modello di prezzo: Brevo fattura per email inviate, non per contatti archiviati. Puoi caricare 30.000 contatti e pagare solo per le campagne che spedisci (fonte: EmailVendorSelection, 2026).
Il piano gratuito include fino a 300 email al giorno, una rampa di lancio più che sufficiente per validare una strategia prima di investire. Per un’azienda italiana che costruisce la lista ma spedisce in modo selettivo, questo modello è una manovra di risparmio pura. Approfondisco funzioni e piani nella mia guida a Brevo. È la mia seconda scelta ufficiale, e per chi non ha ancora la complessità di un ecommerce strutturato spesso è la prima.
3. Omnisend, l’alternativa per chi vive su Shopify
Omnisend è un’alternativa ad ActiveCampaign nata specificamente per l’ecommerce, con un focus marcato su Shopify e sull’unione tra email e SMS in un unico flusso. Offre automazioni pronte all’uso per i flussi tipici del negozio online e un piano gratuito adatto a chi parte con volumi bassi. È un concorrente serio nella sua nicchia, anche se sul fronte della profondità analitica e della flessibilità dei segmenti gioca un campionato inferiore rispetto a Klaviyo.
4. MailerLite, l’alternativa per chi parte con budget ridotto
MailerLite è l’alternativa ad ActiveCampaign per chi cerca semplicità e un prezzo aggressivo. L’interfaccia è pulita, la curva di apprendimento è breve e il rapporto qualità prezzo è tra i migliori del mercato per chi ha esigenze lineari. Non aspettarti la potenza di segmentazione e attribuzione di uno strumento verticale ecommerce, ma per una newsletter o un progetto in fase iniziale è una scelta razionale. La trovi analizzata nella mia panoramica sulle migliori piattaforme di email marketing.
5. GetResponse, l’alternativa con automazioni e funnel
GetResponse è un’alternativa ad ActiveCampaign che punta su automazioni, funnel di conversione e strumenti per webinar in un unico ambiente. È una soluzione ibrida che strizza l’occhio sia al B2B sia all’ecommerce, adatta a chi vuole gestire l’intero percorso dal lead alla vendita senza saltare tra più software. La sua forza è l’ampiezza, il suo limite è che raramente eccelle in una singola disciplina quanto uno strumento specializzato.
6. HubSpot, l’alternativa per chi vuole tutto in un CRM
HubSpot è l’alternativa ad ActiveCampaign più vicina come filosofia, perché è il rimpiazzo naturale se cerchi marketing, vendite e assistenza in un unico CRM. La sua automazione e la sua reportistica sono di alto livello, e il piano Starter è accessibile. Il rovescio della medaglia è il costo, che sale in fretta quando attivi i moduli avanzati, e un’anima che, come ActiveCampaign, resta più da CRM che da motore di vendita ecommerce. Se il tuo problema con ActiveCampaign non è la filosofia ma l’esecuzione, HubSpot potrebbe riproporti gli stessi limiti su scala diversa.
Perché non trovi Mailchimp in questo elenco
Mailchimp viene spesso citato come alternativa ad ActiveCampaign, ma non lo consiglio. I limiti tecnici sulla segmentazione avanzata, un pricing che diventa punitivo alla crescita e un’attribuzione del fatturato debole lo rendono un passo laterale, non un’evoluzione. Se stai valutando questa strada, leggi prima il confronto tra Klaviyo o Mailchimp per un ecommerce italiano: cambiare strumento per finire in una gabbia simile è una ritirata travestita da avanzata.
Klaviyo o Brevo: quale alternativa a ActiveCampaign scegliere?
Tra le alternative ad ActiveCampaign, scegli Klaviyo se gestisci un ecommerce strutturato che vive di automazioni complesse e revenue attribution, scegli Brevo se sei una PMI, un personal brand o parti con budget e complessità ridotti. È la separazione più netta e utile che puoi fare.
Il criterio non è il fatturato attuale, è la struttura del tuo business. Un negozio Shopify con centinaia di ordini al mese, decine di segmenti comportamentali e flussi che devono lavorare in autonomia trova in Klaviyo il suo habitat naturale. Un consulente, uno studio professionale o un piccolo shop che spedisce campagne mirate a una lista costruita nel tempo trova in Brevo lo strumento giusto senza pagare per potenza che non userà. Adattare lo strumento alla specie, non la specie allo strumento, è la regola di sopravvivenza.
Tabella di confronto delle alternative a ActiveCampaign
Questa tabella riassume le principali alternative ad ActiveCampaign secondo i tre criteri che contano: modello di prezzo, terreno d’elezione e forza sull’ecommerce. Usala come mappa del campo, non come verdetto finale, perché la scelta dipende sempre dalla tua struttura.

| Strumento | Modello di prezzo | Terreno d’elezione | Forza ecommerce |
|---|---|---|---|
| Klaviyo | Per contatti attivi, gratis fino a 250 | Ecommerce strutturato | Molto alta |
| Brevo | Per email inviate, gratis 300 al giorno | PMI e personal brand | Media |
| Omnisend | Per contatti, piano gratuito | Shopify, email piu SMS | Alta |
| MailerLite | Per contatti, economico | Newsletter e progetti iniziali | Bassa |
| GetResponse | Per contatti, ibrido | Funnel e webinar | Media |
| HubSpot | Per contatti, sale in fretta | CRM all in one | Media |
| ActiveCampaign | Per contatti, tetto invii mensile | CRM e B2B | Media |
Come migrare da ActiveCampaign senza perdere fatturato?
Per migrare da ActiveCampaign senza perdere fatturato devi trasferire per primi contatti e tag, ricostruire i flow importanti da zero invece di replicarli alla lettera, e procedere per fasi partendo dai flussi a maggior impatto. La migrazione fatta di corsa è il modo più rapido per bruciare deliverability e ordini.
Quali dati puoi trasferire e quali devi ricostruire?
Contatti, tag e automazioni di base si trasferiscono in modo relativamente semplice tra ActiveCampaign e la nuova piattaforma. I flow avanzati, invece, non si spostano uno a uno: la logica di automazione cambia da uno strumento all’altro, quindi la maggior parte dei brand ricostruisce i flussi chiave dentro il nuovo ambiente invece di clonarli (fonte: Klaviyo, 2024). Considera la migrazione un’occasione per rifare i flow meglio, non un semplice trasloco.
Da quali flussi conviene iniziare la migrazione?
Conviene iniziare dai flussi a maggior impatto sul fatturato, con un approccio a fasi. Sposta per primo il welcome flow, poi il recupero del carrello abbandonato, poi i flussi di post-acquisto e win-back. Questo metodo per canali riduce i rischi e mantiene attivo il dialogo con gli iscritti durante la transizione. Se vuoi capire l’architettura dei flussi da ricostruire, parti dalla mia guida all’email marketing automation.
Il momento sbagliato per migrare
Non lasciare ActiveCampaign nel pieno di una stagione di picco. Migrare a ridosso del Black Friday o durante un lancio significa combattere su due fronti contemporaneamente: la vendita e la transizione tecnica. Un esercito che sposta il campo base mentre è sotto attacco perde su entrambi i lati. Pianifica il cambio in un periodo di calma, così da avere il tempo di testare la deliverability prima del momento in cui conta.
Quanto puoi risparmiare cambiando ActiveCampaign?
Quanto risparmi cambiando ActiveCampaign dipende dalla dimensione della lista e dal ritmo di invio, ma il vero guadagno raramente è solo sul canone: è sul fatturato aggiuntivo che una piattaforma verticale genera. Ridurre la spesa mensile è la parte piccola, aumentare i ricavi per email inviata è la parte grande.
Passare a un modello che fattura per email inviate, come quello di Brevo, taglia la spesa per chi ha liste ampie ma invii selettivi. Passare a uno strumento con revenue attribution e flow ecommerce potenti, come Klaviyo, alza il fatturato generato dal canale, come mostra il salto dal 3% al 33% del caso Lifestraw (fonte: Klaviyo, 2024). Il calcolo corretto non è “quanto pago di canone”, è “quanto fatturato mi restituisce ogni euro speso”. Con questa lente, le alternative a ActiveCampaign orientate all’ecommerce vincono su un piano diverso.
Un ecommerce ben gestito genera con l’email una quota importante del fatturato totale, e per capire quanto pesa questo canale ti consiglio la mia guida all’email marketing per ecommerce. Ogni punto percentuale di fatturato che sposti dall’acquisizione a pagamento verso l’email di proprietà è territorio conquistato che nessuno ti può togliere.
Gli errori da evitare quando lasci ActiveCampaign
Gli errori da evitare quando lasci ActiveCampaign sono tre: migrare l’intera lista senza pulirla, ricostruire i vecchi flow senza ripensarli, e spegnere ActiveCampaign prima di aver verificato la deliverability sul nuovo strumento. Ognuno di questi ti costa fatturato o reputazione.

Il primo errore è trasferire tutti i contatti in blocco, iscritti zombie compresi. Portare con te una lista sporca significa importare anche la bassa reputazione, e ripartire azzoppato. La migrazione è il momento perfetto per fare list hygiene e lasciare a terra i contatti inattivi. Il secondo errore è clonare i flow vecchi senza chiederti se stavano vendendo. Il terzo è la fretta: non spegnere ActiveCampaign finché il nuovo strumento non ha completato il warm-up e non ha dimostrato di consegnare in inbox. Tenere aperti entrambi i fronti per qualche settimana è il prezzo di una transizione sicura.
La regola di sopravvivenza della migrazione
Non migrare per moda, migra per strategia. Cambiare strumento non risolve una strategia debole, la sposta soltanto su un altro pannello. Se le tue email non vendevano su ActiveCampaign per colpa di segmentazione approssimativa e copy privo di posizionamento, non venderanno neanche su Klaviyo. Lo strumento è l’arma, la strategia è il generale. Cambiare arma a un generale incompetente non vince la guerra.
Domande frequenti sulle alternative a ActiveCampaign
Qual è la migliore alternativa a ActiveCampaign per un ecommerce?
La migliore alternativa ad ActiveCampaign per un ecommerce è Klaviyo, grazie all’integrazione nativa con Shopify e WooCommerce, alla segmentazione a livello di prodotto e alla revenue attribution in tempo reale. È costruito per far fatturare un negozio online, non solo per spedire email, ed è la ragione per cui rappresenta lo standard di riferimento nel settore.
Esiste un’alternativa a ActiveCampaign più economica?
Sì, Brevo è un’alternativa più economica per chi ha liste ampie ma invii selettivi, perché fattura per email inviate e non per contatti archiviati. Anche MailerLite offre un ottimo rapporto qualità prezzo per esigenze lineari. Il risparmio reale, però, dipende dal tuo ritmo di invio più che dal canone di partenza.
Perché non conviene restare su ActiveCampaign per un negozio online?
ActiveCampaign nasce come CRM per il B2B, quindi per un negozio online le funzioni ecommerce sono un adattamento e non il nucleo del prodotto. Il modello di prezzo per contatti penalizza la crescita della lista e il tetto agli invii mensili crea attriti nei periodi di picco. Per chi vive di carrelli e riacquisti, uno strumento verticale offre un vantaggio strutturale.
È difficile migrare da ActiveCampaign a un’altra piattaforma?
Migrare da ActiveCampaign è gestibile se procedi per fasi. Contatti e tag si trasferiscono con relativa facilità, mentre i flow avanzati vanno ricostruiti perché la logica di automazione cambia tra le piattaforme. Parti dai flussi a maggior impatto, come welcome e carrello abbandonato, e tieni attivo il vecchio strumento finché la deliverability sul nuovo non è verificata.
Le alternative a ActiveCampaign hanno un piano gratuito?
Sì, diverse alternative ad ActiveCampaign offrono un piano gratuito. Brevo include fino a 300 email al giorno, Klaviyo è gratuito fino a 250 contatti, e anche Omnisend e MailerLite hanno tier gratuiti. Sono rampe di lancio utili per testare la piattaforma prima di investire, ma la scelta va fatta sulla struttura del business, non sul solo prezzo.
Cambiare strumento aumenta il fatturato?
Cambiare strumento aumenta il fatturato solo se il nuovo strumento sblocca capacità che prima ti mancavano, come la revenue attribution e i flow ecommerce avanzati. Il caso Lifestraw, passato ad Klaviyo con l’email salita dal 3% al 33% del fatturato ecommerce, mostra il potenziale (fonte: Klaviyo, 2024). Ma lo strumento amplifica la strategia, non la sostituisce: senza segmentazione e copy solidi, nessuna piattaforma fa miracoli.
Articoli consigliati
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- Migliori piattaforme di email marketing in Italia
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Libri consigliati
Scegliere uno strumento è una decisione strategica, e queste letture ti danno le lenti per prenderla senza farti abbagliare dal marketing dei vendor.
- The Four di Scott Galloway, per capire quanto potere concentri quando affidi il tuo business a una piattaforma.
- Antifragile di Nassim Nicholas Taleb, per costruire un asset che resiste agli shock invece di dipendere da un unico fornitore.
- Le armi della persuasione di Robert Cialdini, perché lo strumento spedisce, ma è la persuasione a vendere.
- Zero to One di Peter Thiel, per ragionare da stratega quando scegli su cosa costruire il tuo vantaggio.
La scelta è tua, ma la posta in gioco è il fatturato
Abbiamo smontato i limiti di ActiveCampaign per l’ecommerce, il suo modello di prezzo legato ai contatti e il tetto agli invii, e abbiamo messo in fila le sei migliori alternative a ActiveCampaign: Klaviyo per l’ecommerce strutturato, Brevo per PMI e personal brand, e poi Omnisend, MailerLite, GetResponse e HubSpot per esigenze specifiche. Abbiamo visto come migrare senza perdere fatturato e quali errori evitare nella transizione.
Il caso Lifestraw, dal 3% al 33% del fatturato ecommerce solo cambiando piattaforma, mostra cosa succede quando adatti l’arma al campo di battaglia. Ma ricorda la regola di sopravvivenza: lo strumento amplifica la strategia, non la crea. Se vuoi scegliere l’alternativa giusta ad ActiveCampaign e costruire i flussi che fatturano, senza sprecare mesi in tentativi, contattami per una consulenza di email marketing e analizziamo insieme il tuo ecosistema, la tua lista e il potenziale che stai lasciando sul tavolo.
A presto, Luca
Luca Attolini
Email Marketer
Studio e applico strategie di email marketing, automazioni e copywriting per aziende fisiche, brand e ecommerce che vogliono scalare il loro business. 4 volte premiato da Marketers. Valutato Eccellente su Trustpilot.